Christus patiens | 2005

Dettagli dell’opera:

Tipo di opera: Installazione
Anno: 2005
Tecnica: Smalto oirginale a 5 colori su lastra di ottone incisa con doratura a bagno galvanico in oro zecchino
Dimensioni: cm 186 x cm 186
Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani, Roma – Italia

Christus Patiens

Testo critico:

“Il mio Amore crocifisso” è un’ espressione cara alla Beata Anna Rosa Gattorno, la Fondatrice della Congregazione delle Figlie di Sant’ Anna che così esprime benissimo il suo mondo interiore.
Sempre, fin da bambino, quando entro in chiesa, cerco il Crocifisso.
Vorrei che fosse grande, con le grandi braccia trafitte che visibilmente abbracciano tutta la comunità radunata per celebrare l’Eucarestia o per pregare.

Era così al mio piccolo paese, nella chiesa immensa: un grande Crocifisso dominava l’unica luminosa navata.
Non lo sentivo lontano quel Gesù inchiodato alla croce; Egli era accanto a me come un amico e di Lui mi sono innamorato.

Anch’io vorrei chiamarlo con la Beata Anna Rosa “il mio Amore crocifisso”.
Quando nel 1983 fui nominato Rettore della Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani a via Giulia in Roma trovai un tempio deserto e quasi abbandonato. Cominciai subito a darmi da fare per il restauro del luogo di culto che era rimasto chiuso per più di trent’anni.
Quanto impegno, quanta comunione, quanta generosità ho sperimentato, toccando con mano la Provvidenza divina che ha continuato a rendersi generosamente presente e mi ha concesso di portare a termine un meraviglioso restauro. Ma alla mia chiesa, riaperta al culto nel 1986, mancava il Crocifisso che io sognavo: doveva essere bellissima l’immagine di Colui che ha dato la sua vita per salvarci, doveva essere trascinante, doveva dire la Sua parola:

“Quando sarò innalzato da terra tutti attirerò a me”.

Tanti anni fa ricordo di avere letto un libro dal titolo “Il Cristo spezzato”. 
Raccontava di un prete che ogni giorno pregava davanti al suo Crocifisso, immenso nella sua piccola chiesa, un Cristo di gesso bianco, ma pieno di tenerezza tanto da sembrare vivo.

La preghiera quotidiana del prete era quella di Gesù, rivolta al Padre la sera dell’ultima cena: “Che tutti siano una cosa sola come tu Padre in me e io in Te”. Egli pregava per l’unione dei cristiani perché le Chiese cristiane finalmente fossero un solo ovile sotto un solo pastore. Una supplica appassionata la sua: cattolici, protestanti, ortodossi e anglicani tutti uniti, nell’unico ovile con l’unico pastore. Ma una mattina quel prete entrando in chiesa per ripetere la sua preghiera trovò che l’immagine scolpita di Gesù era caduta sul pavimento e si era spezzata. Si avvicinò al Cristo spezzato e credette di trovarvi l’espressione concreta della divisione tra i cristiani.

Christus Patiens

La sua preghiera divenne pianto. Si inginocchiò affranto e sconfitto. Guardava soltanto il suo Cristo spezzato. Guardava, guardava …
Ad un tratto il prete cominciò a “vedere”: gli arti erano spezzati, il corpo si era frantumato, ma le vene e le arterie continuavano a comunicare la vita, il flusso sanguigno non si era interrotto. Credette di sognare … Il suo Cristo spezzato gli aveva dato una risposta: non ti arrendere mai, mio sacerdote, continua la tua preghiera; io sono la comunione.
San Vincenzo Pallotti, un prete romano, è stato Rettore della Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani dal 1835 al 1846. Proprio nella Chiesa di via Giulia egli iniziò nel 1836 l’Ottavario dell’Epifania, otto giorni di preghiera per l’Unità dei cristiani. Una lapide recentemente posta sul lato destro del Presbiterio lo ricorda. Il tempio oramai è restaurato: splendide vetrate opera del Maestro Oscar Guarnieri, dono di una benefattrice, ricordano il grande Giubileo del 2000, con l’immagine della Madonna di Czestokowa, l’abbraccio del Papa Giovanni Paolo II al Cardinale Wyszynski, Primate di Polonia all’inizio del Pontificato e il tenero volto di una ragazza, Maria Chiara, tra un volo d’angeli e di colombe.
Mancava ancora il Crocifisso sognato che potesse esprimere quanto ho tentato di raccontare in queste righe: il crescere quotidiano della speranza, lo spessore della supplica incessante per l’unità dei cristiani, che in questo tempio è nata dal cuo- re grande di San Vincenzo Pallotti
Una sera, incontrando alcune persone, raccontai loro la storia del Crocifisso, di come lo volevo.
Aggiunsi ancora che doveva esprimere il dolore della divisione e contemporaneamente raffigurare il cammino dell’unità tra i cristiani: un corpo spezzato, ma visibilmente unito.
Non sapevo che tra le persone che incontravo quella sera fosse presente un artista: Antonio Nocera.
Egli si entusiasmò e fece suo il mio desiderio: dopo qualche giorno mi presentò il suo progetto. Il suo entusiasmo divenne il mio.
Le formelle preziose che insieme formano il Corpo del Signore rendono evidente l'”ut omnes unum sint”; vorrei che queste fossero il leggibile richiamo ad una verità messa a tacere che oggi è oggetto di riflessione e di dibattito: le radici cristiane d’Europa. Le formelle potrebbero rappresentare i paesi della Comunità Europea …
Alla base della grande croce c’è una una pietra del Calvario donata dai Padri Francescani della Custodia di Terra Santa. E’ la muta testimone della Passione del Signore.
“Parleranno le pietre” disse Gesù. E questa pietra parla.
Parla all’Italia e ai Paesi della Comunità Europea.
Il Crocifisso ha messo le radici in Europa. L’Europa ha le radici e queste sono cristiane. “O Signore Gesù, amore mio crocifisso, benedici questa Europa e fa che non dimentichi”.

Mons. Natalino Zagotto

Christus Patiens

disegnato con da Michele Visconti