Oltre il mare | 2011

Dettagli dell’opera:

Tipo di opera: Installazione
Anno: 2010
Tecnica: Ferro arrugginito, bronzo, vetro di Murano, corda
Dimensioni: Base cm [800 X 200]
Forum Grimaldi, Montecarlo – Principato di Monaco (2011) EXPO Milano-Italia (2011) Villa Cortine, Sirmione- Italia (2016)

Oltre il mare

Testo critico:

“La parte, sì piccola, i nidi, nel giorno non l’ebbero intera”. È sera, una sera serena e umida, densissima di profumi. “ Le tremule foglie dei pioppi trascorre una gioia leggera”: un esile vento diffonde le fragranze inebrianti della campagna esaltate dalla pioggia che ha imperversato nel corso di una lunga mattina burrascosa. A rileggere La mia sera di Giovanni Pascoli, sembra di sentirli gli odori della terra, anche quelli che il poeta non cita, ma che avverti immergendoti nell’atmosfera creata dai versi. E senti gli odori penetranti del muschio, dell’alloro, delle canne che circondano il “rivo” che “gorgoglia monotono”, della lavanda cresciuta al bordo dei cespugli, del fieno bagnato; e risenti perfino, chiuso in una piega della tua memoria infantile, la fragranza di quel glicine che si arrampicava nodoso e agile come un contorsionista sul vecchio muro al confine di un cortile condominiale, colorando il giallo tufo di lillà. Suggestioni di lettura evocano non solo le immagini, ma anche i profumi che la natura suddivide avvedutamente stagione per stagione e che invece la tua mente è capace di mettere, illogicamente e passionalmente, insieme l’uno dopo l’altro, l’uno insieme all’altro. Quello che più affascina e colpisce Pascoli, tuttavia,è la vorticosa e irrequieta concitazione delle rondini – “che voli di rondini intorno,che gridi nell’aria serena” – che recuperano,sull’imbrunire,per i propri nidi la “fame del povero giorno” con una “garrula cena”. Così i nidi di Antonio Nocera. Il loro primo travolgente impatto sullo spettatore suscita un’alluvione di odori che si sprigionano a impetuose, incalzanti ondate: dell’acqua degli stagni e dei laghi, del legno di secolari alberi, delle resine e degli aghi dei pini, dei balsamici eucalipto, della fresca e algida menta, della inebriante magnolia, delle piante palustri e delle canne macerate intorno allo stagno, del lichene attaccato ai tronchi, dei mille sinuosi e indisciplinati sterpi selvatici, dei muschi che hanno colonizzato la roccia o si sono adagiati sul letto dei ruscelli.

 

Fragranze, queste che, pungenti e penetranti, dolciastre o amare, eccitanti o soporifere, balsamiche o urticanti, sono nell’aria, nelle brezze, nelle albe, nei tramonti, nelle notti, nelle acque, nell’intrigo dei nidi, nelle silvane capigliature delle ninfe che Antonio Nocera ha dipinto. E poi, con gli odori, ecco i suoni e i rumori, dai più flebili appena percettibili a quelli più insistenti e ossessivi. Il sospiro del vento che muove le foglie e fa fremere le ir te capigliature boschive delle ninfe; e il battito d’ali degli uccelli, che planano sui nidi, e vibrano vorticose fermandosi nell’aria a catturare la piccola preda di un insetto; e i loro gridi, i cinguettii, i trilli, stridenti o modulati, che all’apparire della luce si fanno molteplici, indisciplinati e assordanti ad annunciare il giorno; e i pigolii acuti e ininterrotti dei piccoli affamati che aspettano il nutrimento col becco spalancato; e l’estenuante stillicidio dell’acqua che sgocciola da rami densi di rugiada e di linfa negli stagni sottostanti; e il suono frusciante di passi su friabili letti di foglie secche; e il vellutato battere alle sponde del fiume di esili onde mosse dal passo di spiriti del bosco che guadano un lago; e il cricchio di mille gocce che si rovesciano sulle pietre come se alle ninfe si fossero improvvisamente disciolte meravigliose collane cui sfuggono inafferrabili scintillanti perle; e il tintinnio minuto della pioggia che increspa il pelo d’acqua dei laghi e cade tra le fronde degli alberi “con crepitio che dura/ e varia nell’aria, secondo le fronde/ più rade, men rade” come nell’indimenticabile pineto di Gabriele D’Annunzio; o, ancora l’allegro fragore dell’acqua sorgiva, cantata da Arturo Graf, che “giù per china fugge guizzando… e franta ride fra i sassi”. E poi, ancora, i colori della luce che, mai abbacinante in queste opere, si modula rischiarandosi in un alba rosata sulla linea dell’orizzonte o incupendosi nelle ombre notturne nel bosco o, ancora, sfocandosi nella nebbia dei vapori che salgono dai laghi tra gli alberi. Sono i colori che segnano i momenti di un ciclo giornaliero, al quale sembra combinarsi quello della vita […]

Mauro Giancaspro
Direttore Biblioteca Nazionale VIttorio Emanuele III di Napoli

 

disegnato con da Michele Visconti